Forum Security

FORUM SECURITY - Sicurezza per davvero - Associazione senza scopo di lucro iscritta all'albo della Regione Lombardia

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Le tematiche che affrontiamo sono tutte declinate nell'ottica delle sicurezza, vista nei suoi molteplici aspetti, e prendono spunto dal nostro background, dalle nostre competenze e dalla collaborazione attiva dei nostri soci.

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L'associazione è nata nel 2017 dall'iniziativa di Maria Grazia Santini che ha raccolto intorno a sé amici professionisti e non che ha conosciuto e apprezzato lavorando nel settore della Sicurezza.

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Il fiume non è una piscina: conoscere il rischio per salvare vite

di Dott.sa Alessia Giovanola


Non sono cinica, sono semplicemente realista…
Non si può morire così, una domenica pomeriggio, con la famiglia, mentre sei a cercare un po’ di refrigerio dalla calura.
Annegare in un fiume comprende una mancanza totale delle precauzioni sulla banale sopravvivenza umana.
Se non sai nuotare bene, in un fiume non entri, soprattutto accanto ad una pozza profonda
L’acqua, per quanto bassa possa essere 2 metri più in là, è mossa, è fredda, è insidiosa.
Oggi al sole a Romagnano Sesia ci sono 34°, ma se rimani fisso sotto al sole, il corpo si surriscalda e in acqua più profonda patisce lo shock termico a prescindere dalla motivazione per cui entri in acqua.
Il nostro sistema circolatorio si contrae, l’ossigeno arriva lentamente al cervello che si spegne… e se sei in acqua e perdi i sensi, nulla impedirà a questa di riempirti i polmoni.
E così accadrà a chi si butterà per cercare di salvarti, creando una catena di immaginabili disastri.
Questo accade anche a chi dice di saper nuotare… ma se sei incosciente, non ti servirà a nulla. Figuriamoci poi a chi non sa nuotare.
Non so se è una triste premonizione o se sono semplicemente abituata ad osservare scenari critici con l’occhio del soccorritore… ma l’anno scorso, camminando sul Sesia, in un luogo dove vedevo spesso “bagnanti”, mi chiedevo perché non ci fossero, almeno sulla sponda di Romagnano Sesia, dei dispositivi di salvataggio usabili da chiunque nell’immediato…
Poi purtroppo ho ricordato i tristi tempi che corrono, dove molta gente idiota e irrispettosa li ruberebbe o li butterebbe nel Sesia, rendendoli inutili in caso di bisogno.

Ogni estate questa storia si ripete. Cambiano i nomi, cambiano i luoghi, ma il finale resta sempre lo stesso. E la cosa più triste è che, nella maggior parte dei casi, non si tratta di fatalità imprevedibili, ma di eventi prevenibili.

Il fiume viene spesso percepito come più sicuro del mare. L’acqua sembra calma, la riva è vicina, il fondale appare basso. È un’illusione.

Un fiume è un ambiente dinamico: il fondo cambia continuamente, possono esserci buche profonde pochi metri dopo una secca, correnti di ritorno, mulinelli creati da piloni, rocce sommerse, alberi trascinati dalle piene e improvvisi dislivelli. L’acqua può essere limpida in superficie ma nascondere pericoli completamente invisibili.

A tutto questo si aggiunge la temperatura. Anche dopo giornate torride, l’acqua dei fiumi può mantenersi su valori molto inferiori rispetto alla temperatura corporea. L’immersione improvvisa provoca una risposta fisiologica che può determinare iperventilazione incontrollata, vasocostrizione e, nei soggetti predisposti, anche perdita di coscienza o arresto cardiaco. Non è necessario avere una malattia per andare incontro a uno shock da immersione: basta una combinazione di caldo intenso, sforzo fisico e ingresso improvviso in acqua fredda.

Saper nuotare non rende immuni da questi fenomeni. Se il corpo va in crisi, anche il miglior nuotatore può non riuscire più a mantenere il controllo.

Un altro elemento ricorrente riguarda le persone straniere che, soprattutto durante l’estate, rimangono vittime di annegamento nei fiumi italiani. Parlare di questo non significa cercare un colpevole, ma comprendere un fenomeno per prevenirlo.

Le analisi dell’Istituto Superiore di Sanità mostrano che, nelle acque interne, la grande maggioranza degli immigrati deceduti era costituita da persone che non sapevano nuotare o che avevano una preparazione acquatica insufficiente. Molti provenivano da contesti in cui il nuoto non rappresenta una competenza diffusa e, soprattutto, non conoscevano le caratteristiche dei corsi d’acqua italiani. Nel rapporto analizzato dall’ISS, circa l’89% degli annegamenti degli immigrati nelle acque interne riguarda proprio non nuotatori trascinati dalla corrente o persone che si sono tuffate senza valutarne profondità e pericoli.

È quindi un problema di conoscenza del rischio, di cultura della sicurezza e, spesso, di eccessiva fiducia nelle proprie capacità. Lo stesso Ministero della Salute evidenzia come negli ultimi anni sia aumentata la quota di vittime straniere proprio perché molte non possiedono adeguate capacità natatorie.

I numeri parlano chiaro. In Italia si registrano mediamente circa 350 morti per annegamento ogni anno, oltre 800 ricoveri e circa 60.000 interventi di salvataggio. Circa l’80% delle vittime è di sesso maschile e una quota importante degli incidenti avviene proprio nelle acque interne, come fiumi, torrenti e laghi.

Il punto che molti non comprendono è che il tempo è il vero nemico.

Quando una persona scompare sott’acqua, i minuti disponibili prima che il danno cerebrale diventi irreversibile sono pochissimi. In un fiume, la corrente può trascinare il corpo decine o centinaia di metri in meno di un minuto, rendendo estremamente difficile individuarlo.

Anche chiamando immediatamente il numero di emergenza, nessun equipaggio specializzato può materializzarsi sul posto. Il tempo necessario alla chiamata, all’attivazione dei soccorsi, all’arrivo dei mezzi, all’individuazione del punto corretto di accesso al fiume e all’ingresso in acqua fa sì che, nella maggior parte dei casi, il recupero avvenga quando le possibilità di sopravvivenza sono ormai ridotte al minimo. I sommozzatori, quando vengono impiegati, operano spesso in condizioni di visibilità nulla, con correnti e fondali estremamente complessi.

Per questo la prevenzione resta l’unica vera forma di salvataggio.

Non entrare in acqua se non si sa nuotare, evitare tuffi in luoghi sconosciuti, non sottovalutare la corrente, non fare il bagno da soli, non tentare salvataggi improvvisati entrando in acqua e chiamare immediatamente i soccorsi utilizzando, se disponibili, mezzi di fortuna come corde, rami o salvagenti, sono comportamenti che possono fare la differenza tra una giornata d’estate e una tragedia.

Perché il fiume non concede seconde possibilità. E quando qualcuno urla “aiuto”, molto spesso è già troppo tardi.

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05 Luglio 2026

Smart City e sicurezza: perché le città intelligenti devono essere anche città resilienti

Le città stanno attraversando una trasformazione profonda e ormai irreversibile. Sensori intelligenti, reti di monitoraggio, semafori connessi, sistemi energetici automatizzati e servizi digitali integrati stanno ridefinendo il modo in cui gli spazi urbani vengono vissuti e gestiti. La Smart City si presenta come il modello urbano del futuro: più efficiente, più sostenibile, più capace di adattarsi ai bisogni dei cittadini in tempo reale. Tuttavia, questa stessa evoluzione introduce una complessità nuova, spesso sottovalutata, legata alla sicurezza.

Una città “smart” si fonda sulla raccolta e sull’elaborazione continua dei dati. Mobilità, illuminazione pubblica, gestione dei rifiuti, sicurezza urbana, monitoraggio ambientale e servizi di protezione civile diventano sistemi interconnessi che dialogano tra loro per ottimizzare risorse e tempi di risposta. L’obiettivo è evidente: decisioni più rapide, interventi più mirati, servizi più efficienti. Ma l’infrastruttura che rende possibile tutto questo è anche, per sua natura, esposta.

Ogni dispositivo connesso alla rete urbana — che sia un sensore ambientale, una telecamera o un sistema di controllo dei trasporti — rappresenta un potenziale punto di vulnerabilità. In uno scenario sempre più digitalizzato, un attacco informatico non rimane confinato allo spazio virtuale, ma può tradursi in conseguenze concrete e immediate sulla vita quotidiana: blocchi della mobilità, interruzioni energetiche, disservizi idrici, difficoltà nelle comunicazioni di emergenza.

Per lungo tempo sicurezza fisica e cybersicurezza hanno seguito percorsi separati, come se appartenessero a domini distinti. Oggi questa distinzione appare sempre meno sostenibile. La dimensione digitale e quella reale sono ormai intrecciate, e un’interferenza nel primo ambito può generare effetti diretti nel secondo. Di conseguenza, la protezione delle infrastrutture digitali non è più un tema tecnico circoscritto, ma una componente strutturale della sicurezza pubblica.

In questo contesto prende forma il concetto di città resiliente. Non basta più progettare una città intelligente: è necessario

progettarla per resistere. Resistere non solo a eventi naturali o emergenze tradizionali, ma anche a guasti sistemici, attacchi informatici e interruzioni della rete tecnologica. La resilienza urbana si costruisce attraverso progettazione sicura, aggiornamento continuo dei sistemi, monitoraggio costante delle infrastrutture e una forte collaborazione tra istituzioni pubbliche, soggetti privati e operatori del settore.

La vera città intelligente, quindi, non è semplicemente quella più connessa o più automatizzata. È quella che riesce a mantenere la propria funzionalità anche nelle condizioni di crisi, garantendo continuità dei servizi essenziali e capacità di risposta. In altre parole, una Smart City è davvero tale solo se è anche una città resiliente.

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02 Luglio 2026
Nucleare: una risorsa da conoscere, non da temere

Quando si parla di energia nucleare, il pensiero corre quasi sempre alle armi atomiche o ai grandi incidenti che hanno segnato la storia, come Chernobyl e Fukushima. È una reazione comprensibile: eventi di tale portata hanno lasciato un segno profondo nell’opinione pubblica. Eppure ridurre il nucleare a questi episodi significa osservare soltanto una parte della realtà. Esiste infatti un “nucleare civile” che, da oltre settant’anni, contribuisce allo sviluppo della medicina, della ricerca scientifica, dell’industria e della produzione energetica, migliorando concretamente la qualità della vita di milioni di persone.

Ogni giorno, senza che ce ne rendiamo conto, le tecnologie nucleari sono presenti in numerosi aspetti della nostra quotidianità. In campo medico rappresentano uno degli strumenti più avanzati per la diagnosi e la cura di molte patologie. Tecniche come la PET e la scintigrafia consentono di individuare precocemente tumori, malattie cardiovascolari e disturbi neurologici, mentre la radioterapia permette di colpire con estrema precisione le cellule tumorali limitando i danni ai tessuti sani. La medicina nucleare continua inoltre a sviluppare nuovi radiofarmaci capaci di rendere le cure sempre più efficaci e personalizzate.

Anche nel settore industriale il nucleare svolge un ruolo spesso poco conosciuto ma fondamentale. Le radiazioni vengono impiegate per controllare la qualità di saldature, tubazioni e componenti meccanici senza danneggiarli, garantendo elevati standard di sicurezza in settori strategici come quello aerospaziale, ferroviario, navale ed energetico. Tecniche di irraggiamento vengono inoltre utilizzate per sterilizzare dispositivi medici e alcuni prodotti alimentari, aumentando la sicurezza sanitaria e prolungandone la conservazione senza alterarne significativamente le caratteristiche.

La ricerca scientifica rappresenta un altro pilastro dell’impiego civile dell’energia nucleare. Dai laboratori che studiano la struttura della materia fino alle applicazioni in archeologia, geologia e tutela dell’ambiente, gli isotopi radioattivi costituiscono strumenti indispensabili per comprendere fenomeni naturali, ricostruire la storia del nostro pianeta e monitorare l’inquinamento. Numerose innovazioni tecnologiche sono nate proprio grazie agli studi sviluppati nel settore nucleare.

Il tema che oggi suscita il maggiore interesse riguarda però la produzione di energia. In un contesto caratterizzato dalla crescente domanda energetica e dalla necessità di ridurre le emissioni di gas serra, molti Paesi stanno rivalutando il ruolo dell’energia nucleare all’interno del proprio mix energetico. Una centrale nucleare è in grado di produrre grandi quantità di elettricità in modo continuo, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche, con emissioni di anidride carbonica molto basse durante il funzionamento. Questa caratteristica la rende, secondo numerosi esperti, una possibile risorsa complementare alle fonti rinnovabili, che per loro natura sono discontinue e dipendono dalla disponibilità di sole e vento.

Negli ultimi anni il settore ha inoltre conosciuto importanti sviluppi tecnologici. I reattori di terza generazione avanzata offrono sistemi di sicurezza molto più evoluti rispetto al passato, mentre i cosiddetti Small Modular Reactors (SMR), reattori modulari di piccola taglia, promettono una maggiore flessibilità, tempi di costruzione ridotti e livelli di sicurezza ulteriormente migliorati grazie a sistemi passivi capaci di intervenire anche in assenza di alimentazione elettrica. Parallelamente continua la ricerca sulla fusione nucleare, una tecnologia ancora sperimentale ma potenzialmente rivoluzionaria, che mira a riprodurre sulla Terra il processo che alimenta il Sole.

Naturalmente il nucleare presenta anche criticità che meritano un confronto serio e trasparente. La gestione delle scorie radioattive richiede depositi sicuri e strategie di lungo periodo. La costruzione di nuove centrali comporta investimenti molto elevati e tempi di realizzazione spesso lunghi. Inoltre, la sicurezza degli impianti, la protezione da possibili minacce esterne e l’accettazione sociale rappresentano aspetti centrali in qualsiasi progetto nucleare. Ignorare questi problemi sarebbe tanto sbagliato quanto ignorarne i vantaggi.

Per affrontare un tema così complesso è quindi necessario superare sia l’entusiasmo acritico sia il rifiuto ideologico. Le decisioni in materia energetica incidono sulla sicurezza nazionale, sulla competitività economica, sulla tutela dell’ambiente e sulla qualità della vita delle future generazioni. Per questo motivo è fondamentale basare il dibattito su dati scientifici, analisi tecniche e valutazioni oggettive, distinguendo i fatti dalle percezioni e le evidenze dalle convinzioni personali.

La cultura della sicurezza nasce dalla conoscenza. Comprendere come funziona una centrale nucleare, quali siano i sistemi di protezione, come vengano gestiti i materiali radioattivi e quali siano i reali rischi rispetto ad altre fonti energetiche permette di sviluppare una maggiore consapevolezza e di partecipare al dibattito pubblico con spirito critico e competenza.

Su Forum Security crediamo che informazione e formazione siano strumenti essenziali per costruire una società più sicura e preparata. Per questo motivo, nelle prossime settimane, organizzeremo un incontro interamente dedicato al nucleare civile. Attraverso il contributo di esperti del settore analizzeremo il funzionamento delle centrali, le applicazioni della tecnologia nucleare, gli aspetti normativi, i sistemi di sicurezza, la gestione delle emergenze, le prospettive della ricerca e il ruolo che questa fonte energetica potrebbe avere nel futuro dell’Italia e dell’Europa.

Sarà un’occasione per approfondire un argomento complesso con un linguaggio chiaro, rigoroso e accessibile, lontano dalle semplificazioni e dalle contrapposizioni ideologiche. Perché conoscere significa comprendere, e comprendere è il primo passo per scegliere con consapevolezza.

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28 Giugno 2026